Troppi assembramenti e troppa gente senza mascherina o indossata male

foto: ilmattino.it

12 giorni sono passati da quando la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus è iniziata in tutta Italia. In Campania, ma soprattutto a Napoli e provincia, il bilancio non è attendibile.

Soprattutto nel weekend appena trascorso, in molte città campane si sono notate molte persone in strada, spesso senza mascherina o indossata male (ricordiamo a tutti che è obbligatoria quando si esce di casa), tanti assembramenti in barba al distanziamento sociale di almeno un metro, ancora in vigore per contrastare la diffusione del virus.

Eppure non si può ancora abbassare la guardia e dare il “liberi tutti”, dal momento che nonostante il trend positivo dei contagi, il virus circola ancora in Campania, come nel resto del Paese. A dirlo il professore Paolo Ascierto, l’oncologo dell’ospedale Pascale di Napoli noto per essere stato il primo a sperimentare il Tocilizumab, farmaco anti-artrite che allevia gli effetti più gravi del Coronavirus.

In particolare, non si conoscono ancora gli effetti delle prime riaperture sulla diffusione dei contagi. Se prendiamo in esame la data del 4 maggio (inizio ufficiale della fase 2), bisogna far passare 14/21 giorni per tracciare un primo bilancio d’incidenza sul contagio: 14 giorni scattano il 18 maggio, si proprio il 18 maggio (giorno della totale riapertura di bar, ristoranti, parrucchieri anticipata dall’iniziale 1 giugno).

Sarà un caso o si tratta di un vero e proprio errore di valutazione? Come si può anticipare l’apertura di luoghi di aggregazione e contatto se non è trascorso neanche il tempo limite per tracciare il bilancio della curva di contagio?

21 giorni dal 4 maggio scattano invece il 25, ovvero una settimana dopo l’apertura anticipata di luoghi di aggregazione e contatto. Il rischio serio è di trovarsi con una prima impennata di casi, seppur contenuta, proprio tra il 18 e il 25, che potrebbe letteralmente schizzare all’insù tra la fine del mese di maggio e il ponte del 2 giugno.

Con la recente libertà di spostamento per andare dai parenti (ricordiamo senza poter fermarsi a mangiare insieme se non a distanza di almeno un metro l’uno dall’altro…ma di fatto, senza alcuna possibilità di controllo, chi ci dice che tutti abbiano rispettato il “divieto”. Tra l’altro le visite ai parenti erano e sono consentite con il rispetto della distanza di almeno un metro (almeno vuol dire come minimo, ma sarebbe meglio di più, tant’è che ora aumenta ufficialmente a 2 metri, e con indosso mascherine su naso e bocca…). E con la nuova apertura che consente di “incontrarsi con gli amici” (sempre con mascherine su naso e bocca, guanti o gel igienizzante ogni volta che si tocca qualcosa, distanza di due metri… chi controlla poi non si capisce), il rischio serio è quello di un picco di contagi proprio nel mese di giugno, che potrebbe pregiudicare i due mesi estivi, anticipando la nuova ondata di contagi autunnale. Perché se fosse vero che il caldo estivo attenui il potenziale del virus, è certamente vero che esso non muore, resta latente in attesa di trovare un nuovo ospite per propagarsi. Tra l’altro non è per niente attendibile la tesi che l’aumento delle temperature blocchi i contagi, altrimenti i paesi africani e mediorientali non si troverebbero proprio ora ad affrontare l’emergenza o non si starebbero preparando a farlo (e notoriamente sono paesi molto più caldi del nostro).

Ecco perché le aperture, in particolare quelle anticipate, la possibilità di incontrarsi etc. sono e saranno sempre occasione di trasmissione di virus in famiglia, tra gli amici (e le loro famiglie), tra conoscenti, tra negozianti e clienti (e rispettive famiglie). Un circolo vizioso che durerà almeno fino ad aprile – maggio 2021.

Se non si sta attenti quest’estate, anche i prossimi Natale e Capodanno saranno in quarantena come lo è stata la Pasqua di quest’anno.

Un dubbio ci assale: che avessero deciso di puntare sull’immunità di gregge senza avere il coraggio di annunciarlo apertamente al Paese?

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